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Serve un dono per leggere i Tarocchi?

14 set
Tempo di lettura: 5 min

Articolo originale, scritto senza ausilio di IA. Tempo di lettura: 5 minuti

La Papessa dei Tarocchi di Marsiglia guarda il titolo del post: "Serve un dono per leggere i Tarocchi"?

Serve un dono per leggere i Tarocchi? E se ti serve, chi te lo da? Dove lo trovi? Come fai a sapere se lo hai?

In questo articolo affronto uno dei più grandi luoghi comuni sulla lettura dei Tarocchi.


La dura verità

Alle superiori andavo abbastanza bene. Non ero una delle migliori della classe, ma se studiavo riuscivo a prendere dei voti decenti in tutte le materie. In tutte tranne una. Che, no, non era il greco come capita a quasi tutti gli studenti del classico. Era l’inglese. Fatto sta che alla fine del quinto anno la mia prof di inglese dice alla mia madre: “Ilaria è brava in tutto, ma non è proprio portata per le lingue. Non le faccia fare una facoltà legata alle lingue.”

Insomma, per dirla con il tema di questo articolo, non avevo il dono.

Ed è da questa parola che vorrei iniziare, perché mi pare parecchio densa.

Di che dono stiamo parlando?

Così, su due piedi, mi viene da pensare al dono della sensitività o della medianicità.

Qui alzo le mani: non so niente di medium, tanto meno di sensitività, e non solo perché non ho mai indagato la mia apertura a questi doni, ma anche perché non conosco nessun lettore o lettrice che si interfaccia i Tarocchi tramite queste doti particolari.

Mi diverto con una parentesi potteriana: qui siamo nel regno della professoressa Trelawney, delle cose che “non si imparano sui libri”. E visto che una buona metà di me è archetipicamente Hermione, quel mondo non mi appartiene…

In questo articolo scelgo quindi arbitrariamente di non parlare

  • di lettura sensitiva e medianica

  • del dono della sensitività e della medianicità

che non sono il punto della ricerca di Tarocchi Studio.


Ciò detto, cosa può significare “serve un dono per leggere i Tarocchi” quando parliamo di lettura tarologica?

Tornerei di nuovo alla questione del “dono”. Che cosa è esattamente? Un’attitudine naturale? Una predisposizione particolare?

E da cosa dipende? Dal tuo segno zodiacale? Dall’eredità genetica in linea di madre? Da un percorso che hai fatto e che ti ha iniziato o iniziata a qualche particolare stato?

E una volta scoperto, riconosciuto, ereditato o conquistato, come ti supporta nella lettura dei Tarocchi? Che tipo di aggiunta ti permette di dare ai consultanti?


Insomma, sembra che questa questione del dono sia parecchio vaga, e si presti a interpretazioni varie.


Se cerco di pensare il “dono” nel modo più neutrale possibile, penso al dono nei termini in cui la mia prof. di inglese parlava di me:

sei portata o non sei portata.

Ossia hai una certa predisposizione, vuoi innata, vuoi acquisita grazie a percorsi passati, che rende naturale il tuo accesso al linguaggio, nel caso dei Tarocchi simbolico.


La (mia) verità

Quello che sto per raccontarti non vuole essere una sviolinata sulle mie grandi doti di studiosa. Penso che in me ci sia più un’attitudine eroica, unita a un gran senso di bastiancontrarieria, ma non è questo l'argomento dell'articolo. Sto per raccontarti che cosa me ne sono fatta della sentenza della mia prof di inglese, che aveva chiaramente detto a mia madre di non farmi fare una scuola di lingue.

Tre anni dopo, sono uscita dall’Università di Lingue di Genova con il massimo dei voti, lode inclusa. Oggi parlo correntemente inglese e francese, e per anni queste due lingue mi hanno dato da mangiare, nel senso che mi hanno permesso di lavorare con l’estero.

Avere o no il “dono” non ha fatto nessuna differenza.


Lo scudo

Prima di parlarti di nuovo del dono in modo che spero capovolgerà il luogo comune dei Tarocchi, condivido sinceramente quello che penso:

credo che dietro la domanda “Serve un dono per leggere i Tarocchi?” si nasconda uno scudo.

Perché magari intuisci che il percorso sarà impegnativo - spesso dico che studiare i Tarocchi è facile, perché, diciamocelo, non stiamo studiando astrofisica o neurochirurgia, ma non ho mai negato che il percorso sia impegnativo! Iniziare con questa domanda può fornire un ottimo scudo in caso di fallimento.

“Eh, non ho il dono, ci ho provato ma non potrò mai leggere i Tarocchi.”

Non ci vedo nulla di male, è umano. E penso che possiamo accogliere la paura del fallimento e andare avanti.


I doni... che doni non sono

Adesso ti racconto quali “doni” sono stati proprio fondamentali per imparare l’inglese. Solo che non li definirei tanto “doni” quanto “atteggiamenti” che tutti possiamo scegliere di attivare.

Quello fondamentale, senza il quale non avrei detto una parola, è la passione.

Da un lato quello a cui mi sono dedicata mi piaceva tantissimo - anche se non mi riusciva naturale. Dall’altro, avevo un motivo molto forte per farlo: volevo capire i testi delle canzoni che mi piacevano tanto e volevo leggere i miei adorati libri fantasy in lingua originale.


Il secondo è l'atteggiamento.

Da un lato il decreto della mia in-attitudine mi ha lasciata completamente indifferente, e dall’altro gioivo ogni volta che facevo un passo anche minimo verso la visione che avevo di me, che era una ragazza che si poteva interfacciare con il mondo senza impedimenti.

Ad accompagnare passione e atteggiamento ci sono stati l’intenzione, la perseveranza, lo studio, la curiosità, l’allenamento, l’ottica di processo, la gestione costruttiva del fallimento…


Nel percorso ci sono stati abbandoni, lunghi tempi di inattività in cui ho dimenticato tutto e ho dovuto riprendere daccapo, e anche momenti in cui ho lasciato che la frustrazione prendesse il sopravvento - in particolare quando mi trovavo in mezzo a persone con accenti molto forti, come gli scozzesi o gli australiani dell’outback, e mi sembrava di aver completamente disimparato la lingua! Non so se accada anche a chi ha il “dono”, ma a me è accaduto. Per fortuna, la passione ha guidato e l'atteggiamento ha fatto il resto. E insieme hanno sopperito alla mia mancanza di naturalezza, attitudine e “dono”.


Serve un dono per leggere i Tarocchi?

Applichiamo tutto questo ai Tarocchi.

Sono diversi anni che accompagno gli allievi e le allieve della scuola di Tarocchi Studio a imparare a leggere i Tarocchi.

Alcuni, è vero, hanno un “dono”, una naturalezza spiccata. Alcuni la hanno in modo innato (lo posso dire? Beati loro!), per altri è la conseguenza di percorsi pre-esistenti che li hanno dotati di competenze che risultano molto importanti al momento di leggere i Tarocchi.

La maggior parte, in realtà, fa fatica come me con l’inglese in quinta superiore.

Ciò detto,

tutti i miei allievi e le mie allieve riescono a leggere i Tarocchi.

Molti di loro continuano anche dopo la scuola, e qualcuno è anche diventato professionista.

E i loro risultati sono legati non a un “dono”, ma al loro atteggiamento: hanno scelto di fare il cammino e di affrontarlo in pieno, difficoltà incluse.

In questo senso, sì, serve un “dono” per leggere i Tarocchi. O, meglio,

serve che tu ti regali la possibilità di proseguire con il percorso con perseveranza, fiducia, proattività e ottimismo.

Quindi, riassunto finale: serve un dono per leggere i Tarocchi? Forse serve se vuoi accedere a una lettura di tipo sensitivo o medianico. Se invece vuoi leggere i Tarocchi con i metodi moderni, l’unico dono che serve è quello che tu puoi fare a te stesso o te stessa: voglia, studio, perseveranza, allenamento, senso critico, volontà di superarti di lettura in lettura, ottica di processo…


Imparare a leggere i Tarocchi è alla portata di tutti. Se ci sono riuscita io con l’inglese, ci puoi riuscire anche tu con i Tarocchi!


A volte, per imparare a leggere i Tarocchi servono anche una scuola ben strutturata e un’insegnante che ti permetta di fiorire. Tarocchi Studio è la tua scuola di Tarocchi: oltre a fornirti un percorso solido e strutturato per imparare teoria e tecnica di una lettura dei Tarocchi consapevole, il mio impegno di insegnante è che tu possa tirare fuori le caratteristiche di lettore o lettrice che ti rendono unico o unica. Scopri se la scuola fa per te nella sessione corsi.

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