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Tarocchi: certezza VS incertezza

  • 3 feb
  • Tempo di lettura: 8 min

La vita è complessa, con le sue variabili già impegnative, aggravate dall’avvento di tecnologie a cui il tuo cervello fa fatica ad adeguarsi. Non stupisce che nell’essere umano moderno si affaccino bisogni che intendono controbilanciare il caos: certezza, sicurezza, controllo, protezione. 

A questi bisogni corrispondono molti modi di utilizzare i Tarocchi. Oggi ti racconto quale funzione hanno per me la certezza e l’incertezza nell’uso dei Tarocchi e cercherò di trovare un punto di incontro tra questi due estremi. 


ELOGIO DELLA CERTEZZA

In maniera alquanto semplificata, posso immaginare che la certezza nei Tarocchi riguardi fondamentalmente due aree specifiche: 


  1. La ricerca del significato dei Tarocchi. Sei un essere umano del XXI secolo, molto probabilmente sarai allenato o allenata al pensiero logico-razionale. Quando decidi di interfacciarti con i Tarocchi - o quando qualche misteriosa forza interiore ti spinge a interessarti a essi, come è capitato a me - è difficile che tu riesca ad abdicare a questa tua funzione mentale primaria. 

La certezza ha un ruolo forte in fase iniziale: 

la sensazione di viaggiare su un terreno solido e il numero ristretto dei significati tradizionali sono un’ottima ancora per iniziare il viaggio e non disperderti nel mare infinito del simbolo. 

La certezza ha quindi una funzione primaria in fase di apprendimento: se so che il Bagatto significa “inizio”, “azione”, e queste parole chiave creano una base solida sul mio cammino nei Tarocchi. 

La certezza ha anche una funzione in fasi molto avanzate. 

Dopo 15 anni e più che leggo i Tarocchi, sapere che il Mago o Bagatto può contenere anche il significato tradizionale di “inizio” diventa una stampella preziosa per iniziare una consultazione o sbloccarla. Sai che io lavoro con le domande, per cui nel vedere la carta del Bagatto, se la domanda è pertinente con l’argomento proposto dal consultante, potrò in ogni momento chiedere “Stai iniziando qualcosa in questo periodo?” 

Le certezze nei significati diventano i mattoni per costruire l’edificio della conoscenza sui Tarocchi da un lato, e quegli strumenti che spesso ti aiutano in consultazione anche quando sei molto esperto o esperta. 

  1. Certezza nella tecnica di lettura. I Tarocchi potrebbero a giusta ragione essere definiti enantiodromici, ossia contenere in sé stessi un significato e il suo opposto. Non so tu, ma per molti anni questa ambivalenza mi ha portata ad aver paura di sbagliare. Sbagliare il significato che sceglievo di attribuire alla carta o alle combinazioni di carte estratte, sbagliare a tradurre il messaggio che le carte stavano consegnando al consultante. Che responsabilità, eh? 

Insomma, se ti riconosci in quello che ho appena scritto è probabile che tu cerchi un sistema di letture codificato o strutturato che ti dia certezze. Sento molto spesso colleghi insegnanti parlare di sistemi di lettura “grammaticali”, persino “scientifici”. Questi sistemi sono proprio la risposta al bisogno fondamentale di fare bene il proprio lavoro e prendersi cura del consultante. Per farlo, si normalizza un sistema che, altrimenti, sarebbe completamente immerso nel caos

Inoltre, 

affidarsi a un sistema fortemente codificato aiuta a muovere i primi passi in un’attività che, altrimenti, sarebbe molto aleatoria e pervasa di incertezze. Aiuta a costituire la tecnica, un po’ come il ballerino che, prima di fare free style, deve conoscere in maniera approfondita le basi della danza. 

Quindi, la certezza nella lettura sostiene l’acquisizione di una tecnica forte e rappresenta una risorsa soprattutto nelle fasi iniziali del percorso nei Tarocchi.   


Riassumendo: in un sistema particolarmente vasto, contraddittorio, aleatorio e caotico come possono essere simboli archetipici estratti casualmente, è molto comprensibile che ci sia bisogno di certezze. Le certezze aiutano a costruire una struttura di base che è fondamentale per la nostra mente per muoversi in qualsiasi ambito: nella matematica, nella danza, negli scacchi, nell’agricoltura, e certo anche nei Tarocchi. La certezze sono anche un supporto valido per chi abbia già una struttura solida e voglia utilizzarla come punto di appoggio nello studio e nella lettura dei Tarocchi. 


LA CRISI DELLA CERTEZZA

Ho iniziato il mio viaggio nei Tarocchi in modo casuale, cercando su internet un corso di Tarocchi a Firenze con il metodo Jodorowsky, che tra tutti i libri che avevo letto mi sembrava il più affidabile. La scuola nella quale mi sono formata mi ha fornito un sistema rigoroso e solido, che era la risposta perfetta alla mia struttura mentale. Allora ero prevalentemente razionale e bisognosa di certezze e rassicurazioni, perché percepivo che i Tarocchi erano un ambito pieno di ciarlatanerie. Sono grata di aver iniziato con quella struttura di certezze, perché credo che, diversamente, non avrei continuato. Per anni il mio edificio di conoscenza tarologica ha retto in maniera indefessa, garantendo un consolidamento delle conoscenze di base che ancora oggi mi accompagnano. A un certo punto, però, l’edificio ha iniziato a scricchiolare. I motivi sono stati fondamentalmente tre: 


1 - Avevo grossi dubbi che le traduzioni che facevo per il consultante fossero l’unica versione possibile del messaggio dei Tarocchi. Di base, avevo molta paura di sbagliare nel dire una cosa per un’altra. 

2 - Gli studi e le letture che facevo portavano nuovi significati alle carte, e questi nuovi significati spesso andavano in collisione con i significati tradizionali che avevo infilato nel mio bell’edificio sicuro. Chi aveva ragione: io o la tradizione? Insomma: a quei tempi non ti avrei detto che i Tarocchi sono enantiodromici. 

3 - I Tarocchi per me erano lo specchio della vita. Solo che la vita aveva iniziato a rivelarsi meno certa e sicura di quello che pensavo fosse. Se la vita era incerta e i Tarocchi erano lo specchio della vita, come facevano a essere certi? 


Perché ti racconto questo? Perché molti dei miei allievi e delle mie allieve arrivano da me con queste stesse problematiche, spesso tanto forti da diventare bloccanti. Se questo è anche il tuo caso, spero che quello che sto per raccontarti possa fornirti una prospettiva diversa. 


ELOGIO DELL’INCERTEZZA

Enantiodromica sono pure io, forse, perché per arrivare dove mi trovo ora ho dovuto sperimentare l’esatto contrario della certezza nella pratica dei Tarocchi. Abbracciare, quindi, totalmente, l’incertezza. È stato un po’ come lanciarmi bendata da un ponte senza sapere se avevo un elastico legato attorno alle caviglie. Poteva andare molto bene o molto male. 

Sempre semplificando molto, e non sempre in modo volontario, ho spalmato l’incertezza nelle stesse due aree di cui prima. 


  1. Incertezza nel significato dei Tarocchi. Un giorno stavo facendo una consultazione a una signora.

    Carta del Mondo dei Tarochi di Marsiglia di Tarocchi Studio

    Alla fine della stesa campava la carta del Mondo che, secondo la mia struttura delle certezze, significava “vittoria, trionfo inaspettato, sì, mettersi al centro del mondo, superare qualsiasi aspettativa.” Insomma, una super carta! Per quanto girassimo attorno a questi significati, però, la signora era visibilmente contrariata. Anzi, si muoveva sulla sedia con nervosismo. Le ho allora detto: “Ammetto di essere bloccata. Non riesco a capire come questa carta possa raccontare qualcosa della sua vita oggi.” “Il fatto è” ha detto la signora, che era evidentemente attratta da quell’immagine “che io sono come quella donna: sola e indifesa in una gabbia controllata da mostri.” In quel momento il mio edificio della carta del Mondo si è rotto. La signora aveva ragione: in quell’immagine non c’era (solo) un’ascesa al cielo, una vittoria, ma poteva anche essere rappresentata la prigione nella quale sentiva di essere imprigionata. 

Da quel giorno ho iniziato a sperimentare una tecnica di auto-programmazione che mi sta dando grandi soddisfazioni. 

Quando il consultante o la consultante posiziona le carte sul tavolo, impegno il mio lato razionale a ripetere: “Non so niente di queste carte”.

Quello che cerco di fare è liberare le immagini dalle mie conoscenze pregresse e fare il più possibile spazio alle interpretazioni del consultante.

Questa semplice de-programmazione mi ha aperta alla meraviglia del non-sapere: 

insieme ai consultanti ho scoperto tanti possibili significati nuovi, del tutto probabili; ho ampliato la mia visione delle immagini, e soprattutto ho lasciato ai consultanti e alle consultanti la possibilità di affermare la loro versione della storia grazie alle immagini nelle quali si immedesimano liberamente. 

Da questo punto di vista, l’incertezza nel significato contribuisce a maggiore flessibilità verso la storia del consultante, che può riconoscersi integralmente e autenticamente nelle immagini senza che la conoscenza pregressa del lettore attivi un giudizio di fondo. 
  1. Incertezza nella tecnica di lettura. Te ne ho già parlato qualche articolo fa: a un certo punto ho sentito la necessità di lasciare la tecnica di lettura con la quale avevo esercitato per tanto tempo e di sperimentare altro. Anche in questo caso, ho fatto un bel salto nel vuoto, rischiando di rompermi qualche osso e magari di non trovare più il cammino per tornare a casa. Ne è valsa la pena? Certo! Nel periodo di transizione ho sperimentato, messo a punto, creato quella che per me è la tecnica più comoda di lettura. Che, come sanno bene i miei allievi, è una tecnica mobile, aperta, in cui si ha persino la possibilità di spostare o sostituire carte - anche se solo in casi particolarmente specifici e necessari. 

Il passaggio da una tecnica che mi dava certezze a una che non me ne dà mi ha permesso di attivare parti del mio cervello fino a quel momento sopite in lettura: creatività, immaginazione, gioco, leggerezza, non-mistificazione. 

L’incertezza nella tecnica di lettura, quindi, apre la possibilità di fornire al consultante un quadro mobile della sua situazione, la possibilità di cambiare le carte in tavola o di rimescolarle, mettendo di fatto un accento simbolico sul potere che esercita su alcuni elementi della sua vita. 


Insomma, applicare l’incertezza ai Tarocchi significa aprirsi a significati inediti, proporsi al consultante con atteggiamento morbido e possibilista, ampliare il possibile significato delle carte e adattarlo alle necessità di chi si rivolge a te per una lettura. Che ne pensi? 


TAROCCHI: CERTEZZA VS INCERTEZZA (O FORSE NO)

Come sai, non amo le cose facili. Credo che la mia stessa natura sia fondamentalmente eroica, e tenda a voler abitare i due mondi. So che ho chiamato questa puntata “TAROCCHI: CERTEZZA VS INCERTEZZA”, ma il titolo corretto sarebbe stato “TAROCCHI: CERTEZZA E INCERTEZZA”. Sì, perché credo che il punto più fervido di questi due estremi sia quando questi si incontrano, convivono, e intervengono quando è necessario

Mi spiego meglio: se non avessimo una conoscenza di base, delle preconoscenze, delle cosiddette certezze sul significato dei singoli arcani, forse non potremmo proporci come mediatori. Le nostre conoscenze si fanno struttura nella quale reperire dinamiche e meccaniche umane che possiamo proporre al consultante. Possono rappresentare un’alternativa alla visione che il consultante ha sulla sua vicenda di vita. Possono essere strumento di sblocco di una narrazione incagliata in discorsi ricorsivi. 

La tecnica libera e “incerta” di cui ti ho parlato è accessibile quando hai sperimentato metodi di lettura più strutturati, che ti hanno dato basi tecniche sulle quali puoi improvvisare. 

Le certezze e le incertezze non si eliminano vicendevolmente, anzi, possono integrarsi creando di fatto edifici mobili e adattabili, ma non per questo meno solidi. 

Se tu pratichi la tarologia nella certezza e solidità e stai bene nella tua solidità, perfetto così. Se sei un tarologo o una tarologa che rifiuta la certezza e abbraccia modalità di lettura e interpretazione completamente libere, perfetto così. Se, come me, a un certo punto senti che il tuo edificio ha qualche falla e deve essere rimodernato, quello che potrebbe essere divertente è cercare una via di mezzo tra queste due misure, certando l’incerto e incertando il certo. In fondo, e di questo sono proprio certa, tanto che lo asserisco all’indicativo presente, i Tarocchi non sono certi o incerti. Sono semplicemente quello che tu decidi di farne

Tarocchi Studio è la tua scuola di Tarocchi. A scuola parlo di tradizione per fornirti basi forti su cui fare affidamento, e sono sempre attenta a sottolineare come questa tradizione sia in realtà arbitraria e abbia lo stesso peso del senso e della struttura che tu attribuisci alle carte. Insomma, se hai bisogno di rassicurazioni, forse non sono l’insegnante che fa per te. Se invece ti piace confrontarti con la materia in modo autentico e assaporarne tutte le sfumature, inclusa l’incertezza, vai a scoprire i corsi.

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