4 paure del lettore di Tarocchi (e come affrontarle)
- 3 feb
- Tempo di lettura: 11 min
“A priori c’è quello che io ci metto, non quello che c’è nelle cose.” Blaise Pascal.

Scrivo i miei testi SENZA ausilio di IA. Tempo di lettura: 8 minuti.
Se hai già fatto qualche lettura di Tarocchi o se sei un lettore o una lettrice di Tarocchi di una certa esperienza sai bene che l’attività potrebbe essere preceduta o accompagnata dalle paure più diverse, a volte più gestibili e a volte meno. In questo episodio ti racconterò
le 4 paure del lettore di Tarocchi più ricorrenti:
la performance,
le aspettative,
la risoluzione e
la capacità di gestire l’argomento portato dal consultante in modo appropriato.
Per ognuno di questi argomenti proverò a fornirti un punto di vista e qualche suggerimento che spero alleggeriscano la tua pratica.
Pronto o pronta? Prendi la tua personale falce per affrontare l’Arcano XIII di turno e partiamo!
PERFORMANCE
So che non è chiarissimo definire una paura “performance”. In realtà vorrei parlare di un bel numero di sotto-paure che puoi collegare al fatto di vivere la lettura dei Tarocchi come una performance.
Leggere i Tarocchi comporta la relazione con un’altra persona: il consultante o la consultante. Anche se si tratta di una lettura amichevole, fuori da logiche di compenso monetario o professione,
è possibile che il consultante abbia delle aspettative nei confronti di quello che tu puoi fare per lui,
così come
è possibile che tu abbia delle aspettative sul tipo di servizio che puoi offrirgli.
In questo capitolo andiamo ad analizzare le tue aspettative nei confronti del tuo operato. In dettaglio, vedremo alcune paure che riguardano quello che è possibile tu pensi di dover fare (o performare) in lettura.
PAURA DI NON TRADURRE IL CORRETTO MESSAGGIO DEI TAROCCHI
Questa paura non viene dai miei allievi, ma dal mio vissuto. Se, come la me dell’inizio, sei convinto o convinta che la stesa di Tarocchi che hai davanti sia “la migliore per il consultante in quel momento” e che sia possibile una traduzione dai Tarocchi all’italiano come se i Tarocchi fossero una lingua straniera, allora è possibile che tu condivida questa paura. Lo farai, soprattutto, se ci tieni a porgere al consultante una traduzione accurata del messaggio dei Tarocchi.
Ti dico la verità: non ho mai capito se ero una buona traduttrice. Ho sempre avuto il dubbio che la lingua “traducibile” dei Tarocchi mi fosse preclusa. O, meglio, quando vedevo le carte sul tavolo, mi si affacciavano alla mente così tante possibilità di storie, di racconti, di risposte… quale dovevo scegliere? Quale era la strada giusta?
Ecco, se anche tu hai la mia stessa paura provo a suggerirti un gioco.
Se hai occasione di fare una lettura leggera, magari non professionale, prima di iniziare prova a ripeterti: “Qui non c’è nessun messaggio, queste carte non vogliono dire niente e io sono solo un’avventuriera alla ricerca del misterioso tesoro della storia del consultante.”
Se usi un metodo assertivo, può darsi che per restare coerente con questo pensiero tu debba chiedere al consultante di spiegarti la situazione con un po’ di dettagli o fare delle domande prima di iniziare a colorare le carte di senso. Se usi un metodo domandante, come quello che insegno a scuola, adattarsi a questo tipo di auto-condizionamento sarà naturale.
Quando ti sei auto-condizionato o auto-condizionata all’inizio della lettura creando una specie di vuoto cognitivo e porti la consultazione alla fine, rifletti: come è andata? Come ti sei sentito o sentita durante la pratica? Sei più o meno tranquillo o tranquilla del solito? Hai più o meno pressione? Senti ancora il peso della performance?
Se ti sembra che qualcosa sia cambiato e che ci sia anche solo un po’ di leggerezza in più, forse vale la pena perseverare. Il cambiamento richiede tempo, pratica, fiducia e costanza. Insisti e verifica di volta in volta se cambiare il punto di partenza può aiutarti a praticare senza paura di sbagliare a tradurre il messaggio.
PAURA DI SBAGLIARE
Ok, chi non ha questa paura alzi la mano! L’hai alzata, vero? Bene.
Lascia che ti sveli un segreto: sbaglierai.
E non solo una volta. Sbaglierai un sacco di volte. Sbaglierai a interpretare una carta, sbaglierai nella scelta delle parole che dirai al consultante, sbaglierai nella relazione con il consultante; sbaglierai nella riformulazione o non riformulazione della domanda, sbaglierai a volte persino a disporre le carte sul tavolo.
Quello che voglio fare è darti una certezza: sbaglierai.
Ecco, una volta presa in carico questa realtà quello che ti invito a fare è una cosa che piace molto a noi coach: convertire la paura in un piano.
In che senso? Immagina di sbagliare. Fai proprio la lista dei possibili errori che puoi fare come lettore durante una lettura di Tarocchi. E poi per ogni errore immagina un’azione che puoi fare per recuperare e perché l’errore non diventi un blocco.
Che cosa farai quando sbaglierai? Come ti piacerebbe reagire quando ti capiterà di sbagliare? Che cosa ne farai dello sbaglio?
Io ho sbagliato davvero un sacco, sia a livello tecnico che relazionale.
I miei sbagli, soprattutto quelli che ho percepito come più gravi, sono spesso stati un baratro di autostima (ecco, non sono capace, non saprò mai leggere le carte, nessuno vorrà mai farsi fare un’altra lettura da me, sono una fallita, ma cosa mi sono messa in testa di fare, e via dicendo). Avrei potuto evitare i miei errori? Forse. Ma li ho fatti, e quello che importa è che l’autoflagellazione sia stata solo una tappa di questo viaggio. Infatti, quando mi ricordo che sbaglierò ancora e ancora, il pensiero che mi salva è il piano che ho deciso di attuare ogni volta che sbaglio. Oltre a chiedere scusa quando necessario, infatti,
ho deciso di guardare ai miei sbagli come a grandi maestri.
Di sbaglio in sbaglio, di grande maestro in grande maestro, migliorerò sempre di più la mia qualità di lettrice di Tarocchi.
E ti auguro questo: che tu possa trasformare la paura di sbagliare in una via verso il miglioramento. E che tu tenga sempre a mente che i Tarocchi sono le carte del Matto, e che l’azione del Matto è camminare. Camminare e, con quella testa tra le nuvole, forse errare, che vuol dire, sì, vagare, ma anche sbagliare.

Di paure legate alla performance ce ne sono ancora molte. Alcune sono legate all’altro, ed è di questo che vorrei parlarti adesso.
ASPETTATIVE DEL CONSULTANTE
La performance è combinata da due elementi: il modo in cui tu agisci e il modo in cui il pubblico, l’altro-da-te, accoglie la tua performance.
Nel caso del tarologo o della tarologa, la controparte è il consultante, che spesso si presenta al tavolo di lettura con tutta una serie di aspettative. Queste variano dal “mi predirà quello che voglio che mi predica,” al “in trenta minuti risolverà la mia situazione”, al “le carte mi diranno che cosa devo fare.” A volte queste aspettative sono mescolate a preconcetti e paure. Ad esempio, ti è mai capitato che il consultante non risponda alle tue domande perché gli è stato detto che non deve parlare, sennò tu userai le informazioni che ti dà per manipolarlo?
Le aspettative del consultante fanno paura. Forse fanno persino più paura delle paure che hai nei confronti della tua stessa performance. Perché? Sicuramente i motivi sono molti. Uno dei più semplici, banalmente, è che desideri che chi si affida a te sia soddisfatto del servizio che stai facendo.
Le aspettative del consultante sono una delle paure più grandi dei miei allievi e dei miei colleghi, e rappresenta in generale uno degli ostacoli più impegnativi a una pratica serena.
Ai miei allievi solitamente do due consigli, che ora vorrei condividere anche con te.
1) Valuta la richiesta del consultante.
Ecco qui il primo consiglio: valuta quello che il consultante sta chiedendo. Se lo fai in maniera oggettiva, senza farti prendere dall’ansia da risoluzione che vedremo nella terza parte di questo episodio, puoi racimolare dati oggettivi per affrontare la paura del suo giudizio e della sua insoddisfazione.
Faccio un esempio. Mario, un uomo di quasi cinquant’anni, viene per risolvere il suo rapporto con il padre, un uomo di 80 anni infermo e vicino alla fine del suo viaggio terrestre. Ha acquistato una consultazione di un’ora.
Qui mi viene in aiuto la mia adorata Mary K. Greer in “21 modi di leggere i Tarocchi”, libro edito da Lo Scarabeo al quale ho anche dedicato un articolo. Greer ricorda che spesso accade questo: un consultante viene da te con un problema che ha costruito in anni (cinquanta, nel caso di Mario) e si aspetta di risolverlo in un’ora. E, aggiungerei io, viene da te con un problema che è sovradimensionato per la professionalità di un lettore di Tarocchi, e che sarebbe più adeguato per un percorso con un altro tipo di professionista, a sua scelta tra couselor, psicologo o psicanalista.
Analizzare l’aspettativa del consultante ti porta di fatto a valutare l’impresa. Nel caso di Mario, ad esempio, ti sarà subito chiaro che avrai già portato a casa un gran risultato se sarai riuscito ad accompagnarlo alla porta dello psico-professionista di sua scelta.
Questo stratagemma ti supporta con il tuo giudizio su di te, ma non con quello che Mario avrà nei tuoi confronti. Per gestire il quale ti rimando al secondo consiglio che do ai miei allievi.
2) Gioca a carte scoperte.
So che questo consiglio te lo ho già dato in un altro articolo. Il fatto è che è un po’ come un Jolly, che va bene con tutto e ti aiuta a 'portare a casa la partita'.
Una volta che hai capito che le aspettative del Mario di turno sono al di là delle tue possibilità, dichiaralo.
Non ti sto dicendo che devi arrabbiarti e sbattergli in faccia il fatto che le sue aspettative siano sovradimensionate. Mario ha un problema, ha scelto te come la persona che può aiutarlo, e ti ha affidato le sue speranze. Per cui accogli Mario, accogli il suo problema e spiegagli fin dove lo potrai accompagnare. “Bene, Mario, capisco che hai molta urgenza di risolvere il tuo problema perché tuo padre non ha molto tempo e vorresti che il vostro rapporto fosse buono prima che se ne andasse, giusto? Credo che quest’ora insieme sarà un’ottima opportunità per iniziare questo percorso. Ti devo avvertire che è improbabile che arriviamo a una soluzione, sia perché i tempi di analisi di queste cose sono generalmente molto lunghi, sia perché la mia formazione di base non include i rapporti con i genitori. Te la senti di proseguire ugualmente?”
Questo tipo di premessa vale per tutte le aspettative che sai di non poter corrispondere. Tu conosci i limiti della tua pratica, e se li dichiari prima di partire il consultante è libero o libera di scegliere se proseguire o no. Se deciderà di farlo, sarà sua responsabilità adeguare le sue aspettative.
Se invece l’aspettativa è oltre ciò che tu vuoi fare, e sei tu che non vuoi prendere in carico la richiesta di Mario, allora ti aspetto all’ultima paura che affronteremo in questo articolo.
Per concludere la sessione “Performance”, le paure che possono riguardare questa vasta area possono essere sia tue personali in veste di lettore, che dipendenti dalla relazione con il consultante e dal tuo rapporto con il suo giudizio e le sue aspettative. Ti ho suggerito qualche esercizio tipico del coaching per fronteggiare queste paure e trasformarle da blocco a risorsa. Per concludere questa parte, vorrei invitarti a considerare il concetto stesso di performance connesso alla lettura dei Tarocchi. Vorrei chiederti se anche tu, come moltissimi lettori, senti la lettura dei Tarocchi come una performance. Se lo fai, ti propongo una riflessione: se tu vivessi o vivessi la lettura dei Tarocchi con un’intenzione diversa dalla performance, credi che le paure che ho appena scorso sarebbero ancora lì?
RISOLVERE IL PROBLEMA DEL CONSULTANTE
Ovviamente, tra le aspettative del consultante è molto probabile che ci sia anche il fatto che tu, lettore, risolva il suo problema. Di conseguenza,
una delle tue paure potrebbe essere “Non riuscire a risolvere il problema del consultante”.
Benvenuto o benvenuta nel club! Questa paura rientra di fatto nella gestione delle aspettative, per cui ti rimando alla sessione precedente, ma vorrei darti un altro strumento per analizzarla. Non si tratta di farina del mio sacco, ma sempre di Mary K. Greer in un’intervista fatta sul Biddy Tarot Podcast di Brigit Esslemont. In quell’intervista illuminante, la mia amata Mary dice che il bisogno di risolvere è un suo problema, perché lei è una che deve trovare soluzioni per gli altri a tutti i costi, anche se non capisce perché.
Questa ammissione mi ha aperto un mondo. Non so tu, ma io mi ci sono proprio riconosciuta. Perché, quando un consultante mi racconta il blocco o la situazione in cui si trova, mi sento responsabile di trovargli una soluzione? Quale parte della mia programmazione di base mi spinge in quella direzione? Quale madre, padre, bias o pressione sociale mi ha detto che io devo essere l’eroe che risolve il problema altrui?
Se oggi riesco bene a gestire il consultante e la sua aspettativa che io risolva il suo problema, gestire la mia voglia di risolvergli il problema richiede ancora un bel po’ di lavoro. E lo inserisco qui, tra le paure, perché quando ho reperito questo automatismo sono uscita dall’ottica della paura e sono entrata in quella delle parti di me che posso aiutare a fiorire con attenzione, dedizione e consapevolezza.
TRATTARE UN ARGOMENTO FUORI DALLA MIA PORTATA
Quando i miei allievi mi dicono che la loro paura più grande è che il consultante porti loro un argomento troppo grande, troppo difficile, troppo delicato mi viene da abbracciarli. Sì, perché sento in loro non una paura riferita alla propria performance, ma un’attenzione all’altro e alla sua vicenda di vita.
Ecco,
per quanto mi riguarda la caratteristica migliore di un lettore di Tarocchi è proprio quella delicatezza che porta ai miei allievi la paura di entrare in un argomento che sentono troppo grande.
Anche in questo caso entrano in gioco l’analisi della richiesta del consultante e il gioco a carte scoperte. E qui, a mio parere, entra anche in gioco la definizione dei limiti della tua professione: sei un lettore o una lettrice di Tarocchi. Nella maggior parte dei casi non sei un terapeuta, non sei un dottore del pronto soccorso, non sei un prete (ammesso che tu non abbia una formazione laterale che ti rende tale). Non sei tenuto o tenuta ad avere la competenza di trattare argomenti che richiedono operatori preparati e specializzati. Le relazioni familiari dell’infanzia, il lutto, la malattia, il trauma, il disagio mentale o la patologia, ma anche questioni molto specifiche come quelle legali, immobiliari, finanziarie non rientrano tra le tue competenze - ammesso che tu non voglia che ci rientrino. Se senti che l’argomento della consultazione è da subito oltre portata o che sta andando in un territorio che non ti compete, hai il diritto di fermarti. Immagina di essere un’igienista dentale e che il tuo cliente alla fine dell’igiene ti chieda di fargli un’otturazione: non potresti, non è il tuo lavoro. Ecco, nel tuo caso è lo stesso: la tua preparazione ha un limite oltre il quale è auspicabile che entri un professionista diverso da te. Hai il diritto di non voler gestire la situazione proposta dal consultante e hai il diritto di non avere le competenze per gestire certi argomenti. Nel rifiutarti di trattarli riconosci e rispetti il tuo limite e ti prendi cura del consultante, che ha bisogno di una figura professionale diversa.
Credo che far pace con i limiti della tua professione ed essere sereno o serena nel rispettarli e nel farli rispettare sia uno strumento pratico che ti permette da un lato di affrontare la paura di trovarsi a trattare situazioni sproporzionate, e dall’altro di prenderti davvero cura dell’interesse dell’altro, volendo il suo bene.
4 PAURE DEL LETTORE DI TAROCCHI (E COME AFFRONTARLE)
Paure ne abbiamo quando facciamo una lettura di Tarocchi?
Direi proprio che ne abbiamo, e con questo articolo abbiamo solo scalfito la superficie! Innanzitutto ti direi: se in questo articolo non ho trattato la tua specifica paura, perché non me la racconti? Scrivi a info@tarocchistudio.it e sarò felicissima di riprendere l’argomento più avanti.
Qualsiasi sia la tua paura, però, spero che questa puntata ti lasci un paio di spunti che, per me, sono stati salvifici:
1) la paura può essere affrontata con la creazione di una strategia da attuare in caso ciò di cui hai paura si avveri;
2) può darsi che alcune tue caratteristiche personali supportino quella paura. In questo caso puoi accoglierle e, qualora non ti piacciano, iniziare il cammino per cambiarle.
Leggere i Tarocchi è bellissimo, e se lo fai con il cuore e la mente liberi da paure puoi goderti l’esperienza e offrire al consultante il tuo supporto più umile, sincero e presente.
Tarocchi Studio è la tua scuola di Tarocchi. Le ore di pratica per imparare a leggere i Tarocchi sono tante, e questo ti permette di affrontare le tue paure nell’ambiente protetto della classe e con il supporto di un’insegnante non giudicante. Puoi scegliere i percorsi one-to-one, ossia le lezioni private con me, oppure i corsi di gruppo. A questo proposito, il 1° marzo 2026 inizia BASE, il corso di gruppo per imparare a leggere i Tarocchi. Hai ancora qualche giorno per iscriverti. E se stai leggendo l'articolo dopo questa data, dai comunque un'occhiata al link: BASE parte ogni 6 mesi. Non vedo l’ora di incontrarti in classe!



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